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Un Piccolo Passo può Cambiarti la Vita: il Metodo Kaizen applicato alla realtà di tutti i giorni

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Recentemente ho riletto un libro che ho finito di leggere la prima volta la fine del 2014: si tratta di Un piccolo passo può cambiarti la vita: il metodo Kaizen applicato alla realtà di tutti i giorni di Robert Maurer, psicologo e professore alla University of California di Los Angeles che, oltre ad essere l’autore di questo bel libro, è l’artefice della trasposizione del metodo Kaizen dall’ambito aziendale a quello personale

Perché rileggere un libro che ho letto molti anni fa?

In questo esatto periodo della mia vita, con la nascita di mio figlio e il conseguente stravolgimento di vita e di tempo :] sentivo il bisogno di un’ispirazione al cambiamento, ma non inteso come grandi azioni eroiche e innovative – per quello ci sono già le notti insonni 😉 – ma sotto forma di piccoli e costanti passi.

Tra l’altro la lettura di questo libro mi ha dato lo spunto per due nuove belle abitudini:

  • la prima: nel momento in cui finisco un capitolo detto le parti salienti del capitolo al mio smartphone, con la digitazione vocale e utilizzando un semplice Google Doc: in questo modo, soprattutto per chi ha una memoria molto a breve termine come la mia, evito di dimenticarmi un’ora dopo quello che ho letto;
  • inoltre questo metodo mi è servito anche per creare un primo scheletro di un articolo e allora…mi sono chiesto perché non unire l’utile al dilettevole e riprendere le pubblicazioni su Massimamente.it? E rieccoci qua, ecco quindi il primo articolo dopo una lunga pausa.

Iniziamo quindi a vedere insieme i punti salienti che cosa mi ha colpito di questo bel libro di Robert Maurer, andando avanti capitolo dopo capitolo.

Capitolo 1: Perchè il Kaizen funziona

Ci sono due modi per cambiare:

  • l’innovazione che consiste in un cambiamento drastico chi si realizza in un periodo di tempo breve;
  • L’alternativa è metodo Kaizen, termine giapponese che significa cambiare per il meglio che consiste nel compiere piccoli passi in direzione dei propri obiettivi;

La differenza? Il primo metodo provoca la reazione dell’amigdala la con conseguente paura, blocco, inazione e autosabotaggi, il secondo aiuta la mente ad aggirare le paure create dall’amigdala,  creando nuovi collegamenti neuronali e nuove abitudini.

Capitolo 2: Poniti domande semplici

L’ippocampo, situato nel cervello mammaliano, decide quali informazioni immagazzinare e quali recuperare con un criterio decisionale che è la ripetizione.

Di conseguenza ripetere in continuazione una domanda costringe il cervello a prestare attenzione e a dare una risposta.

Questo purchè le domande siano semplici e non troppo impegnative da scatenare l’amigdala, ad esempio:

  • Qual è il passo più piccolo che posso compiere per…?
  • Che cosa posso fare per 5 minuti al giorno per…?
  • Come faccio a trovare una sola fonte di informazioni su…?

Scegli una domanda semplice e ponitela ripetutamente per parecchi giorni o settimane in maniera metodica.

Capitolo 3: Pensa in piccolo

La scultura mentale si basa su recenti scoperte della neurologia secondo cui il cervello apprende più facilmente per incrementi piccolissimi che non a grandi dosi.

Ideata dallo psicologo irlandese Ian Robertson nel suo libro Il cervello plastico, questa teoria ipotizza che il cervello non capisce la differenza tra un’attività realizzata concretamente e vividamente immaginata con tutti i sensi: nonostante ciò, anche sono immaginando la situazione, si possono creare nuove connessioni neuronali.

Ecco alcuni consigli di Robert Maurer in proposito:

  • dedica alla scultura mentale pochi secondi ogni giorno così da essere certo di poterlo fare e farlo in maniera ripetuta: la ripetizione é infatti fondamentale
  • se ti accorgi di trovare scuse per non farlo, riduci la quantità di tempo che ci dedichi
  • che cosa vedi? Che cosa senti? Che cosa percepisci? Immagina la situazione con tutti i sensi e assicurati che sia una situazione che termini in maniera positiva

Capitolo 4: Fai azioni poco eclatanti

Le statistiche ci dicono che il classico proponimento di inizio anno viene ripetuto per 10 anni di fila con una quota di rinuncia del 25% nel corso delle prime 15 settimane e una riproposizione all’anno successivo.

Questo perché, passato l’entusiasmo iniziale, le azioni richieste per il cambiamento incontrano la rinuncia. In questo l’approccio Kaizen può venire in aiuto.

Le prime azioni Kaizen dovrebbero essere talmente limitate da sembrare quasi irrisorie. Questi piccoli gesti:

  • ingannano il cervello facendogli credere che non ha bisogno di allarmarsi aggirando con l’astuzia la reazione di paura
  • allo stesso tempo però i piccoli gesti consentono al cervello di crearsi nuove abitudini permanenti, nuove connessioni neuronali e soprattutto nuove abitudini.
  • il piccolo passo iniziale conduce senza traumi a un secondo, poi a un terzo finché…si scopre che il cambiamento si è avverato, oltre a dimostrare che puoi realizzare ciò che vuoi

I piccoli passi inoltre consentono di superare il pregiudizio culturale per cui cambiamenti dovrebbero:

  • essere sempre istantanei
  • richiedere una grande autodisciplina
  • non essere piacevoli

Ad esempio uno studio della Adelphi University vicino a New York ha dimostrato che chi usa il tapis roulant per soli 4 minuti al giorno 4 volte alla settimana raggiungendo il 70% della propria frequenza cardiaca massima si ottiene un aumento del 10% della capacità aerobica, la stessa percentuale di coloro che si allenano per 20 minuti al giorno.

Un buon esempio di approccio produttivo no?

Ecco alcuni suggerimenti di Robert Maurer a proposito delle piccole azioni:

  • se non riesci nemmeno a iniziare una nuova cosa con una piccola azione prova a ridurla in modo da rendere impercettibile lo sforzo
  • ricorda che un cambiamento lento è sempre meglio di nessun cambiamento
  • chiediti: quale piccolo passo insignificante posso fare per…? Una volta compiuto il primo passo puoi compiere il secondo nel momento in cui il primo sia diventato automatico spontaneo e addirittura piacevole, senza commettere l’errore di accelerare il ritmo del cambiamento se non te la senti.
  • zittisci le critiche che richiedono a te azioni coraggiose e immediate: è un mito che la severa autocritica educa a migliorare il proprio rendimento, in realtà stimola la reazione di attacco e fuga e ostacola qualsiasi progresso. La vocina interiore si può far tacere prendendone coscienza e adottando i piccoli passi Kaizen che servono a placare le paure associate ai cambiamenti.

Capitolo 5: Risolvi i micro problemi

Spesso trattiamo con superficialità i piccoli problemi che incontriamo.

Il problema è che, quando si accumulano, ostacolano i grandi cambiamenti. imparare a risolvere individuare i miei piccoli problemi può evitare di ricorrere a conseguenze molto più dolorose in seguito.

Capitolo 6: Concediti piccole ricompense

Skinner, uno psicologo comportamentale americano del 900, aveva elaborato la filosofia del rinforzo positivo, un metodo per modificare i comportamenti mediante un sistema di ricompense.

La novità dell’approccio Kaizen consiste nelle entità delle gratificazioni, che dovrebbero essere piccole perché alimentano le motivazioni interiore necessarie per operare cambiamenti duraturi.

Capitolo 7: individua i dettagli cruciali

Spesso i piccoli dettagli insignificanti portano a grandi scoperte o a grandi cambiamenti. Individua quali sono!

Conclusioni

Cosa ne pensi di questo approccio a piccoli passi al cambiamento? L’hai sperimentato nel perseguimento di un tuo obiettivo? Parliamone nei commenti.

Al tuo prossimo piccolo passo,

firma emanuele

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