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Il Segreto del Successo di Steve Jobs, M.L. King e dei Fratelli Wright? Ce lo svela l'antropologo Simon Sinek in "Partire dal perché. Come tutti i grandi leader sanno ispirare collaboratori e clienti"

Oggi ti racconto delle storie, storie di persone comuni che si sono cimentate in un’impresa, in un’invenzione, in una causa, e hanno cambiato la storia del mondo. Il bello è che non erano nemmeno i primi a realizzare quel prodotto, a combattere quella battaglia e talvolta non erano nemmeno i più intelligenti, i più preparati, i più ricchi. Qual’è il loro Segreto? Aspetta: cominciamo dalla prima storia.

Perché comprare un lettore MP3 da un’azienda di computer?

La prima storia inizia qualche anno fa. Protagonista è la Dell computer, di cui sicuramente avrai sentito parlare. Bene, a un certo punto Dell ancia un nuovo prodotto sul mercato: i lettori MP3 e palmari. Prodotti di grande qualità, ben progettati, realizzati da un marchio leader nel settore dell’informatica. Hai mai comprato un lettore MP3 della Dell? Probabilmente no, e sei in buona compagnia. D’altra parte, mi dirai: Perché comprare un lettore MP3 da un’azienda di computer? 🙂
Pochi anni dopo, sarà proprio un’azienda di computer a lanciare sul mercato il lettore MP3 più famoso della storia, l’Ipod. Il nome dell’azienda lo conosci.
La domanda è: cos’ha Apple che Dell non ha?

Dalle biciclette al cielo

Hai mai sentito parlare di Samuel Pierpont Langley? Probabilmente no. Siamo all’inizio del ventesimo secolo, e l’uomo non era ancora riuscito a volare. Se ci pensi per noi è inconcepibile, in un’epoca in cui volare costa meno di prendere il treno! Ebbene Samuel Pierpont Langley voleva volare, per la prima volta nella storia. E aveva, è il caso di dirlo, il vento a suo favore: un fondo di 50.000 dollari dal dipartimento della Guerra, una cattedra ad Harvard, ottime relazioni. Soldi, Intelligenza, conoscenze giuste: la ricetta per il successo, o no? Eppure non ti viene proprio in mente il nome di tal Langley e dopo capirai perchè.

Qualche chilometro più in là a Dayton, Ohio, nello stesso periodo troviamo i fratelli Orville e Wilbur Wright, di professione fabbricanti e venditori di biciclette. I fratelli Wright non avevano i 50.000 dollari di Langley (si finanziavano con il ricavato del loro negozio di biciclette), non erano docenti universitari (non erano nemmeno stati all’università!!!) e il New York Times non li supportava (come invece faceva con Langley).

Ricapitoliamo i personaggi di questa storia:

Da una parte c’è Langley, con una missione: diventare ricco e famoso. Dall’altra abbiamo i fratelli Wright, con una mission: cambiare il mondo.

Come va a finire è storia nota: i fratelli Wright, a forza di schiantarsi ogni giorno (ogni volta che uscivano in volo, dovevano portare cinque set di parti di ricambio), il 17 Dicembre 1903 sono decollati, nell’indifferenza generale. L’impresa della storia non ha testimoni, e si sarebbe saputa solo qualche giorno dopo.

Il giorno dopo il felice tentativo dei fratelli Wright, Langley abbandonò. Com’è possibile che un uomo con tutte le carte per realizzare l’impresa del secolo viene superato da 2 fratelli senza mezzi? Cosa gli mancava? Cosa avevano i lettori MP3 Dell, perfetti sulla carta ma che nessuno ricorda come Langley, rispetto all’Ipod? Prima di scoprirlo ti parlo di una terza storia.

250 mila persone senza invito

E’ l’estate del 1963, l’America sta vivendo un difficile periodo di proteste per i diritti civili da parte della minoranza di colore. Tra loro numerose persone partecipano attivamente alla protesta, organizzano sit in e diffondono volantini. In quei giorni, 250.000 di loro si presentano in un centro commerciale a Washington. Non c’era stato nessun invito, non c’era nessun sito per controllare la data. Stavano andando ad ascoltare uno tra i tanti che partecipava attivamente alla protesta, un tal Martin Luther King.

Il punto che M. L. King non era l’unico grande oratore in America, non era l’unico uomo in America a soffrire della mancanza di diritti civili.

Ma sarebbe diventato il simbolo della protesta. Lui, e non altri oratori.

Perchè Apple, i fratelli Wright, Martin Luther King sono riusciti a distinguersi, ad imporsi tra le masse come simboli di un prodotto, un’invenzione, un’idea, pur non avendo (apparentemente) nulla di diverso e talvolta meno vantaggi?

Qual’è il loro Segreto?

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Ce lo svela Simon Sinek, un antropologo prestato alla pubblicità, autore di Partire dal perché. Come tutti i grandi leader sanno ispirare collaboratori e clienti, che ha cercato di spiegare il segreto del successo di Apple, Martin Luther King e i fratelli Wright durante una conferenza TED, un’organizzazione non-profit il cui scopo è “la diffusione delle idee” attraverso conferenze internazionali.

Secondo Sinek c‘è un modello comune a tutti i grandi leader che danno ispirazione, che sia Apple, o Martin Luther King o i fratelli Wright: tutti quanti pensano, agiscono e comunicano nello stesso modo. La sfida di Sinek è stata codificare questo modello, farlo emergere, con un’operazione simile a quella fatta da Richard Bandler, il fondatore della PNL, con chi otteneva grandi risultati.

Questo modello è stato chiamato da Sinek il cerchio d’oro.

Il Cerchio D’oro

In cosa consiste il cerchio d’oro? Cos’ha di diverso Apple dalle altre aziende di computer e M.L. King dagli altri predicatori? Iniziamo col dire cos’hanno in comune:  tutti sanno come fare le cose. La Dell sapeva perfettamente come fare dei lettori MP3.

Il punto che molti sanno come fare le cose bene ma non sanno perchè le fanno. Prendiamo Apple: non dice semplicemente quello che fa, del tipo “facciamo PC fantastici, di design, veloci…”…No, Apple non comunica un prodotto, un come, ma un perchè lo fa. Per dirla con Sinek, il messaggio di Apple è più o meno: “In tutto ciò che facciamo, crediamo nelle sfide dello status quo. Crediamo nel pensiero diverso. Sfidiamo lo status quo facendo prodotti ben progettati, semplici da usare e intuitivi. E quindi facciamo computer fantastici. Ne volete comprare uno?”

Apple non comunica come fa le cose, ma parte dal contrario: comunica perchè le fa, perchè, come dice Sinek in Partire dal perché,

<<la gente non compra quello che fate; la gente compra il motivo per cui lo fate>>

Ecco allora che l’obiettivo non è fare affari con chiunque abbia bisogno di ciò che hai, ma è fare affari con gente che crede in ciò in cui credi, nel perchè ti motiva a fare quello che fai.

Il cerchio d’oro? E’ nella nostra testa

Belle parole? Indubbiamente. Ma non dimentichiamo che Sinek di Partire dal perché è uno scienziato, e il cerchio d’oro affonda le radici in principi di biologia. Se guardi una sezione di un cervello umano dall’alto, vedrai che è diviso in tre parti principali che collimano perfettamente con il cerchio d’oro.

  • Il nostro cervello più recente, il cervello di un Homo Sapiens, il neocortex, è responsabile di tutti i nostri pensieri razionali ed analitici e del nostro linguaggio;
  • le due sezioni intermedie sono il nostro sistema limbico. E il nostro sistema limbico è responsabile di tutti i nostri sentimenti, come la fede e la lealtà. E’ anche responsabile del comportamento umano, del processo decisionale, e non ha capacità di linguaggio.

Cosa fai quando proponi la tua causa, il tuo prodotto e il tuo servizio? Parli di benefici, caratteristiche, fatti, numeri.  E il tuo ascoltatore? Ascolta e razionalizza, con la prima parte del cervello. Il problema è che non è quella la parte del cervello che prende le decisioni, ma con la parte del cervello adibita ai sentimenti, all’istinto.

l’obiettivo non è vendere a gente che ha bisogno di ciò che avete; l’obiettivo è vendere a gente che crede in quello che fate.

Ma perché è importante attrarre coloro che credono in ciò che credete? Per la legge della diffusione dell’innovazione.

La legge della diffusione dell’innovazione

Quando esce un nuovo prodotto particolarmente innovativo ti ricordi che succede? Prendi la prima vendita dell’Iphone 7, tanto per rimanere in ambito Apple.

Bene, alla prima dell’Iphone 7 si verificano puntualmente le cronache di code chilometriche di persone che vogliono avere in anteprima il nuovo modello. Fanatici? Per Sinek queste persone, che rappresentano il 2,5 per cento della popolazione, rappresenta la quota di innovatori. Il successivo 13 per cento della popolazione sono gli utilizzatori precoci. Il successivo 34 per cento è la prima maggioranza, la maggioranza ritardataria e i lenti.

La legge della diffusione dell’innovazione ci dice è che se vogliamo il successo di massa di un’idea non la si può ottenere finchè non si raggiunge questo punto di svolta tra il 15 e il 18 per cento di penetrazione del mercato.

Come raggiungere la maggioranza, il 15 e il 18 per cento di penetrazione del mercato? Raggiungendo prima coloro di cui queste persone si fidano, gli innovatori.

Sì, perchè secondo Sinek di Partire dal perché, la prima maggioranza non proverà qualcosa finché qualcun altro non l’ha provata prima. E queste persone sono proprio gli innovatori, quel 2,5% che sarebbe capace di fare una fila di 6 ore per il nuovo modello di Iphone, che sarebbe capace di spendere migliaia di euro per la next big thing tecnologica.

Ma questo 2,5%, gli utilizzatori precoci, non decidono sui numeri. Sui benefici. Sulla lista di buoni motivi. Non decidono con la parte razionale del cervello, ma con l’impulso, l’istinto, prendono decisioni guidate da ciò in cui credono nel mondo, dal perchè, non dal come.

Per dirla con Sinek di Partire dal perché:

La gente non compra ciò che fate; compra il motivo per cui lo fate. E ciò che fate semplicemente testimonia ciò in cui credete. Di fatto, la gente fa le cose che testimoniano ciò in cui credono. 

Adesso capisci cos’avevano di diverso Apple, M.L. King e i fratelli Wright. Avevano un perchè prima di un come, avevano una mission, credevano in qualcosa, e hanno cercato persone che condividessero quella fede. Forse non è un caso che si definisca “fanatismo” l’adesione a una fede in modo incondizionato: ma qui (fortunatamente) la fede che sono riusciti a trasmettere questi grandi ha partorito grandi cause e invenzioni di cui non smettiamo di essere grati.

Se il Segreto del successo di Apple, King e i fratelli Wright è essere partiti dal Perchè, perchè non iniziare a definire qual’è il perchè dell’impresa che porti avanti, della causa che sostieni?

Perchè non partire dal valore che vuoi trasmettere, da ciò in cui credi, piuttosto che partire da un obiettivo di fatturato?

Conclusioni

Qual’è la tua mission? Il perchè che ti fa alzare la mattina? Scrivimela nei commenti!

Se l’articolo ti è stato utile, non dimenticare di:

Alla tua crescita personale,

firma emanuele

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Che cos’è la resilienza

<<Quando la vista rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo “resalio”. Forse il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, la resilienza, deriva da qui.>>

Sono le parole iniziali di Resisto dunque sono, bestseller dello psicologo Pietro Trabucchi, dedicato alla tema della resistenza psicologica, altrimenti detta resilienza.  E’ un termine che forse non avrai mai sentito, derivato dalla metallurgia, il cui significato indica la capacità del metallo di resistere alle forze che vengono applicate.

Io e te, in quanto esseri umani, siamo progettati per affrontare difficoltà e stress, ma la resilienza ad esse può essere migliorata e potenziata.

Per dirla con le parole dell’autore:

Tutti gli organismi viventi, di fronte agli stimoli ambientali, si adattano o muoiono: gli unici che contemplano una terza possibilità, quella di auto-commiserarsi, sono gli esseri umani

Non esistono dati, ma presi: la valutazione cognitiva

Lo stress, le difficoltà esistono: ne ho io, ne hai tu, ne ha persino il mio cagnolino Kiwi.

Il punto, secondo Trabucchi, è che noi reagiamo ad esse in base a come le interpretiamo, ovvero in base alla valutazione cognitiva che vi diamo. Per dirla con le parole di Trabucchi in Resisto dunque sono:

le persone non sono stressate dagli eventi in sé, ma dal modo in cui li interpretano.

Ovvero noi non abbiamo mai a che fare con dei “dati”, ma con dei “presi” (bel gioco di parole no? 😉 ): tutti gli stimoli, compresi stress e difficoltà, sono sempre interpretati da noi in un certo modo, non sono mai “oggettivi”.

A questo punto capisci una cosa importante: se non esiste uno stress, una difficoltà “oggettiva”, ma solo interpretata, e l’interpretazione gliela diamo noi…perchè non dare allo stress, alle difficoltà di tutti i giorni un’interpretazione utile, funzionale?

Possiamo decidere di dire “che palle, fa tutto schifo”, oppure pensare ad un’intepretazione diversa della vicenda, tanto pur sempre di nostre interpretazioni si tratta, right?

Il punto è che alcune intepretazioni degli eventi sono più funzionali di altre,  ci rendono più resilienti e ci aiutano maggiormente a raggiungere i nostri obiettivi.

Alla luce di questi presupposti, come funziona una tipica situazione di stress?

Mi dirai: lo so, lo provo ogni mattina dalle 9 alle 18, e talvolta anche dopo quando torno a casa 🙂

Ok, ma vediamo come funziona fisiologicamente, sempre ritornando al testo di Trabucchi.

Innanzitutto c’è uno stressor, un fattore che genera stress: può essere un problema di lavoro, in famiglia o altro. Lo stressor viene filtrato attraverso la nostra valutazione cognitiva, che gli assegna un certo peso. La valutazione cognitiva comporterà una certa reazione, emozionale, comportamentale, fisiologica.

Ok, ricapitoliamo: c’è un fattore scatenante, il tuo capo che ti riempie di parole, tua moglie che ti riempie di parole, tuo figlio che piange e il cane non la smette di abbaiare. Bel quadretto eh ;-)? Però attenzione: hai un fattore di controllo. Sai quale? Sei tu.

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Controllo interno ed esterno: oltre l’ottimismo a buon mercato

<<Che tu creda di potercela fare o non farcela, avrai comunque ragione>>

Henry Ford

Se vuoi raggiungere un obiettivo, c’è poco da fare, ci saranno momenti di stress e difficoltà, inevitabilmente connessi con la sua realizzazione. Attenzione però, lo stress non “capita” punto e basta, ma noi gli diamo una bella mano. Come? Filtrandolo attraverso la nostra valutazione cognitiva, ovvero la valutazione, il peso che gli diamo.

Ma allora qual’è la giusta valutazione da dare agli eventi stressanti, nello sport e nella vita? Quella che fa sì che i campioni, nello sport e nella vita di tutti i giorni, vincano le loro battaglie? Rullo di tamburi, eccola: è l’attribuire il proprio successo o insuccesso alla mancanza di impegno.

Impegno??? Non era la sfiga?

Tieniti forte: secondo una ricerca riportata in Resisto dunque sono, svolta su atleti di alto livello in tante discipline, è emerso come gli atleti migliori sono quelli che si allenano di più. Ok, si fanno un gran c…. E sai perchè? Questo avviene perchè sono convinti che la possibilità di vittoria o sconfitta sia sotto il loro controllo, ovvero hanno un senso di controllo interno e non esterno.

Il concetto di controllo interno, teorizzato nel 1966 da J. Rotter, indica il modus ragionandi (ogni tanto ho dei retaggi del liceo, sorry 🙂 ) delle persone che ritengono che raggiungere o meno un obiettivo dipenda da loro in massima parte. Ciò forma lo “stile resiliente”, ovvero il soggetto che attribuisce il suo successo all’impegno e viceversa.

Hai capito bene: se le situazioni sono sotto il tuo controllo (e non del fato, della sfiga o del tuo capo) il tuo impegno fa la differenza tra raggiungere un risultato o meno. Detta in other words: non sono il talento o cause esterne la causa dell’insuccesso, ma la mancanza di impegno. E (pure!) ottenere quel che si vuole genera un piacere di farcela che ha fondamenti biologici, in specifici neurotrasmettitori.

E qui scomodo una citazione:

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Il problema non è il gatto sulla luna dell’immagine (l’avevi notato vero??? 🙂 ) ma la nostra coscienza, la tua e la mia.

Sì perchè se Trabucchi in Resisto dunque sono e il Dr. Rotter ci insegnano che il raggiungimento dei nostri obiettivi dipende da noi, e solo da noi (almeno al 90%, un 10% di sfiga te la concedo 😉 ) come facciamo a raccontarci le solite storielle?

Ecco un pò di repertorio:

Non è colpa mia, è che non sono portato con…(completa a tua piacere)

E’ colpa di mia madre se sono così (il capro espiatorio per eccellenza)

and so on.

Attenzione: più sopra abbiamo detto che alcune intepretazioni degli eventi sono più funzionali di altre, e anche il controllo è una di queste.

Sì, anche la convinzione di avere il controllo è un’interpretazione. Funzionale però!!! Insomma, non conta avere effettivamente il controllo sugli eventi, ma la convinzione di possederlo.

Inoltre, la convinzione del controllo porta a un circolo virtuoso in cui io sono convinto di poter influenzare gli eventi, mi impegno, realizzo i miei obiettivi, confermando la convinzione iniziale.

Ok, mi dirai tu, ma come creo la convinzione di avere il controllo, di potercela fare??? In 2 modi.

Trasferire il contesto

Se hai bisogno della convinzione di potercela fare in un campo a te nuovo, puoi trasferire in questo la convinzione di avercela fatta in un altro campo della tua vita.

Facciamo un  esempio: immagina di non conoscere l’inglese e vorresti tanto impararlo bene. Non sei convinto di potercela fare, ti ripeti “la mia famiglia non mi dà il tempo di impararlo” (controllo esterno) o “non sono mai stato portato per le lingue”.

D’altra parte, hai imparato bene a suonare il violino: dopo anni di impegno e dedizione, sei un ottimo violinista. Perchè allora non trasferire la convinzione di saper suonare il violino sull’apprendimento dell’inglese? Sempre di apprendimento si tratta, basta trasferire a un contesto diverso il metodo usato.

Difficoltà progressive

Un altro metodo è applicarti allo studio dell’inglese passo dopo passo, con piccole difficoltà progressive: questo ti darà nuove convinzioni, motivazioni e creerà nuove strutture neurali nel cervello.

Ancora: invece di pensare “nel mio metodo di inglese mancano 300 pagine”, concentrati sulle prossime 3 da fare. In questo modo cambierai valutazione dell’evento (la tecnica è chiamata framing, proprio perchè consente di cambiare frame, cornice di riferimento).

 Saper perdere e tirare dritto

<<Sbagliate il cento per cento dei colpi che non tirate mai>>

Wayne Gretzky

Un’altra caratteristica dello stile resiliente, secondo Trabucchi, è la capacità di incassare le sconfitte e perseverare nell’intento. Capacità non banale, dato che nella società odierna sembra farsi strada il mantra del “tutto e subito”, simile al principio di gratificazione immediata dei bambini, che vogliono appunto tutto, e subito 🙂

Il punto, secondo Resisto dunque sono, è superare il principio di gratificazione immediata dei bambini e passare al principio di realtà degli adulti, secondo cui gli obiettivi non vengono raggiunti se non con fatica e impegno.

Rialzarsi: Imparare dagli errori e Ristrutturare l’esperienza

Ok diciamola tutta: anche i geni fanno errori. Se leggi le biografie dei geni del nostro tempo, anche loro ammettono di aver sbagliato, a volte di aver fatto anche delle cazzate madornali.

Vuoi qualche esempio? Richard Branson, l’imprenditore creatore del gruppo Virgin, ha ammesso tranquillamente di aver cannato nell’avviare un paio di attività come Virgin Bride e Virgin Cola (oh ragazzi, la coca cola è sempre la coca cola 🙂 ).

Donald Trump, altro grande imprenditore ora impegnato a candidarsi alla Casa Bianca, è fallito 2 volte.

E che dire di Edison, che ha fallito 10.000 volte prima di riuscire a inventare la lampadina?

Prendiamo proprio Edison: sai cos’ha risposto a chi gli chiedeva cosa si è detto, ovvero, per dirla alla Resisto dunque sono, che valutazione cognitiva ha dato ai suoi centinaia di tentativi fallimentari?

<<non ho fallito: ho trovato solo 10.000 vie che non funzionano>>

edison

Una volta che ha fallito, lo “stile resiliente” non solo sa tirare dritto, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, ma è in grado anche di imparare dai propri errori e dare un’interpretazione funzionale all’esperienza subita proprio come Edison.

La capacità di vedere sotto una diversa prospettiva un evento negativo è già insita, come richiama giustamente Trabucchi in Resisto dunque sono, nell’etimologia del termine greco krisis, che significa “scelta” (e ridaje con il retaggio del liceo 😉  ).

La scelta, in un momento di crisi, è di cedere e trasferire il controllo dell’evento all’esterno (al fato, ad altri) o rialzarsi, ristrutturare cognitivamente l’evento e vederlo come un’opportunità, perchè

<<gli imprevisti, le difficoltà, i cambiamenti, persino il dolore rappresentano delle opportunità: opportunità che ci costringono a scegliere>>

Pietro Trabucchi

Se hai avuto un momento negativo e l’hai superato, pensaci: a posteriori probabilmente quella situazione ti è servita, stata utile, a cambiare in meglio qualche aspetto della tua vita: è stata un’opportunità che ti ha obbligato a scegliere un’altra strada.

Essere capaci di sperare

<<Non vi sono situazioni disperate: vi sono solo coloro che disperano di potercela fare>>

C. B. Luce

Ultima caratteristica della persona resiliente è la capacità di sperare. Da un punto di vista fisico, numerosi studi dimostrano la correlazione tra speranza e salute fisica del paziente (pensa all’effetto placebo); da un punto di vista psicologico, la capacità (perchè di capacità si tratta, e in quanto tale apprendibile!) di sperare è caratteristica delle persone ottimiste, nel senso in cui il Dr. Seligman concepisce la distinzione tra ottimista e pessimista, ovvero nel confronto tra pervasività e permanenza.

La nota teoria del Dr. Seligman, autore di Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, è che il “pessimista” tende a vedere i problemi come permanenti nel tempo e pervasivi, ovvero non limitati alla sfera di appartenenza, ma simboli di un fallimento su tutta la linea.

Come aumentare le propria resilienza

A questo punto la domanda sorge spontanea: se hai detto (non io lo dice Trabucchi 🙂 ) che la Resilienza è una capacità che si può apprendere, come la posso imparare?

Vediamo 2 modi.

La tecnica ABCDE

La tecniche ABCDE, dello psicoterapeuta Albert Ellis, è acronimo di

  1. avversità
  2. credenze (beliefs)
  3. conseguenze
  4. discussione (messa in)
  5. effetti

Hai una difficoltà? Sei in una situazione stressante? Sei al punto A. Il problema che, come abbiamo visto, le tue credenze (punto B) sulla tua situazione portano a delle conseguenze (punto C). A questo punto che ne dici di mettere in discussione quelle credenze (punto D) sostituendole con altre più utili? Ne vedrai subito gli effetti positivi (punto E).

La Meditazione

Superare le difficoltà con la meditazione? Forse che sì, forse che no. Certo è che , secondo Resisto dunque sono, la meditazione ci insegna a concentrarci sul nostro pensiero, ad identificare la spazzatura e a correggere il tiro. Per dirla con il linguaggio informatico, GIGO, “Garbage In , Garbage Out, “Spazzatura Dentro, Spazzatura Fuori.

Conclusioni

Cosa ne pensi della resilienza? Ti ritrovi in qualcuna di queste idee? Hai una storia di resilienza da raccontarmi? Parliamone nei commenti.

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E se avessi una formula, che ti consente di prendere sempre le decisioni giuste? E' il 10-10-10: 10 minuti 10 mesi 10 anni, di Suzy Welch: scoprila.

Quanto è difficile prendere delle decisioni giuste? E se possedessi una formula , applicabile a ogni tipo di decisioni di ogni giorno in ogni ambito (personale, familiare, lavorativo) che ti consente di prendere sempre le decisioni giuste? Ebbene, questa formula esiste, almeno secondo Suzy Welch, autrice di 10-10-10: 10 minuti 10 mesi 10 anni, titolo del metodo che dà il nome al bestseller del NYT.

Il metodo 10-10-10

10-10-10: 10 minuti 10 mesi 10 anni, sono i periodi temporali da prendere in considerazione per prendere le decisioni giuste: secondo Suzy Welch, quando siamo di fronte a una decisione, dobbiamo immaginarci le conseguenze nel brevissimo periodo, nel medio e nel lunghissimo periodo. 10-10-10 sono un periodo ipotetico, che potrebbe significare benissimo  “tra nove giorni, 15 mesi e 20 anni”:

  • 10 minuti possono voler dire ora, tra un minuto, un’ora o una settimana;
  • Il secondo 10 rappresenta, a detta dell’autrice “quel punto del futuro prossimo in cui la reazione iniziale alla vostra decisione sarà svanita , mentre le sue conseguenze continueranno a farsi sentire in maniere che potete ragionevolmente prevedere”
  • Il terzo 10 sta invece per un “momento di un futuro talmente lontano che i suoi particolari sono vaghi e indistinti”

Il terzo 10 è particolarmente importante per attenuare la tendenza a prendere decisioni per evitare una spiacevole situazione immediata, che però, se sopportata, potrebbe aiutare a raggiungere obiettivi a lungo termine.

I Fondamenti scientifici del 10-10-10

La minimizzazione iperbolica

Per quanto il 10-10-10 sia frutto di un’intuizione di Suzy Welch, il metodo trova dei fondamenti scientifici nella psicologia, in particolare in una dinamica chiamata “minimizzazione iperbolica”, secondo cui le persone tendono a attribuire un valore sempre minore a profitti e perdite che potrebbero verificarsi nel futuro come se non esistesse o fosse perfetto.

Secondo uno studio pubblicato dalla John Hopkins School of Medicine nel 1999, l’80% delle persone che ha praticato un bypass in seguito a gravi problemi cardiaci, non introduce nella propria vita quei cambiamenti finalizzati a ridurre le possibilità di un altro intervento chirurgico, come mangiare cibi sani e fare attività fisica.

Se pensi alla tua vita di ogni giorno, ti è mai capitato di fare promesse sapendo già che avresti fatto fatica a mantenerle? Il 10-10-10, facendoti analizzare le conseguenze delle tue azioni nel brevissimo, medio e lunghissimo periodo, ti consente di non prendere le decisioni sulla spinta del momento.

La teoria dell’utilità attesa

Nel 1730 Daniel Bernoulli, matematico olandese, ha postulato la teoria, ripresa poi da J. Von Neumann e O. Morgesten, due matematici dell’Università di Princeton, che ribattezzarono “Teoria dell’Utilità attesa”. Secondo questa teoria le persone, quando devono decidere considerando diverse variabili, valuteranno le conseguenze di ciascun esito e sceglieranno l’opzione che renderà maggiore il suo profitto e minore la perdita nel tempo.

Ma è sempre così? Secondo Suzy Welch no: sono tante le variabili che influiscono sul prendere una decisione e il 10-10-10 può aiutare a valutarle senza influenze.

Ti sei mai immerso nella melma?

Ed ecco la terza tendenza comportamentale diffusa con cui interferisce il 10-10-10: l’escalating commitment.

Si tratta di un meccanismo psicologico che ci spinge ad aggrapparci a certe azioni, relazioni, progetti, perseverando anche se è senza speranze, sta andando a rotoli ed è chiaro che non funziona. Questa sindrome, di vaga derivazione masochista  e che potremmo ribattezzare “sindrome Tafazzi” 😉 è stata teorizzata da Barry Staw, professore di management all’University of California, nel libro Deep in The Big Buddy, letteralmente “immergersi nella melma”.

Ti è mai capitato di iniziare un progetto lavorativo, una relazione sentimentale, un’amicizia, capire che tutto peggiora inesorabilmente, non avere speranza ma non riuscire a interrompere, a riemergere dalla “melma” metaforica in cui sei incastrato?

Immergersi nella melma significa immergersi in una situazione sempre peggiore allo scopo di giustificare azioni già compiute o salvaguardare l’immagine di noi stessi.

Secondo gli studi questa tendenza ha un’origine antropologica: di fronte a un fallimento nell’agricoltura, nella pastorizia o nella caccia, i nostri antenati s rifiutavano di smettere di praticarle e questo ha assicurato loro la sopravvivenza.

In un’epoca in cui (almeno per i più fortunati) la sopravvivenza non è in discussione, perseverare in errori come progetti fallimentari e relazioni tossiche è diabolicum, come dice il proverbio. Il 10-10-10 può aiutare a considerare la situazione con le sue conseguenze nel lungo periodo.

10-10-10: la formula per prendere sempre le decisioni giuste

Veniamo al libro: scritto bene (l’autrice è una giornalista professionista), si concentra su una grande varietà di casi studio, applicazioni del 10-10-10 alla vita personale, lavorativa, di coppia, non tralasciando gli aspetti più teoretici del metodo, che abbiamo discusso sopra.

E tu? Hai mai provato ad applicare una decisione con il 10-10-10?

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La merda porta insegnamenti di vita, oltre che soldi? Ce lo spiega Paolo Borzachiello, autore di "La Merda Capita", con le sue strategie di successo.

Ci vuole una mente geniale per vedere l’ovvio

Recita più o meno un noto aforisma. E forse la PNL ci aiuta a sviluppare quella mente geniale che ci serve per applicare alle situazioni di tutti i giorni delle strategie vincenti che applichiamo in situazioni comuni e quotidiane, come preparare un’insalata.

La Merda Capita, di Paolo Borzacchiello

Nel suo libro “La merda capita! Strategie di successo per vivere felici” di Paolo Borzachiello, coach professionista, formatore e consulente in comunicazione e marketing, formatosi in PNL alla NLP Italy, con piglio sciolto e informale ci fa notare l’ovvio in maniera non banale, ovvero come la semplicità delle strategie che ci aiutano a compiere delle iniziative come pulirsi da un escremento di cane appena pestato per strada, se adeguatamente comprese ed estrapolate (attraverso un procedimento che in PNL viene definito di chunking up), possono esserci di grande aiuto nella gestione di situazioni “apparentemente” più dure della vita di tutti i giorni. Vediamo come, con un’analisi del contenuto dei vari capitoli, alla fine di ognuno dei quali il libro insegna dei supertrucchi, exit strategies per arrivare preparati alle disavventure della vita o sapersela cavare, magari con l’aiuto di tecniche mutuate dalla PNL ed elaborate dall’autore.

Capitolo 1

La premessa di Borzachiello sembra essere: cerchiamo di abbandonare la convinzione limitante secondo cui

più il problema è complesso, più la soluzione è difficile

Ecco allora come la strategie per districarci da una cacca di cane possono essere applicate ad altre situazioni, in questo caso:

1. pulirsi subito: ovvero il fatto è successo, inutile rimuginarci su;
2. cercare le responsabilità (tue)
3. chiederti come sia successo di arrivare a questo risultato non desiderato (e non errore, si pensi ai presupposti della PNL)
4. modificare la strategie che ci si ha fatto arrivare per non rifarlo
5. imparare dagli errori ed andare avanti

Capitolo 2

Il secondo capitolo entra nel merito di tecniche di programmazione neuro linguistica, con una spiegazione sulle submodalità e relativa manipolazione di esse.

Capitolo 3

Il terzo capitolo introduce un’altra strategia, quella dell’insalata, la cui preparazione ci insegna una formulazione degli obiettivi ben formata, in particolare:

1. decidere cosa si vuole (mangiare, nel caso dell’insalata)
2. procurarsi gli strumento necessari, libri, persone…(fare la spesa), magari creando un team immaginario di 5-6 persone (si vedano i testi di Anthony Robbins a riguardo)
3. darsi da fare (ovvero cucinare!)
4. ultimo ma spesso trascurato: godersi i risultati (ovvero l’insalata), magari dicendosi: mi godo questo momento, perchè me lo sono guadagnato e notando tutto di quel momento, fissandolo bene nella memoria.
5. decidere cosa mangiare per cena, perchè ogni traguardo è il trampolino di lancio di una nuova avventura.

Capitolo 4

Il quarto capitolo riesce a estrapolare delle strategie da quella che viene spesso definita (nell’ambito della crescita personale) una cattiva maestra: la pubblicità. A volte proprio degli slogan famosi, come Just Do It, Thin Different, Bevi fuori dal coro, possono essere applicati con successo alla propria vita.

Capitolo 5

Il quinto capitolo riprende un altra strategia mutuata dalla PNL, il modeling: sempre partendo dal presupposto di replicare strategie che funzionano, quali migliori strategie di quelle di grandi geni come Walt Disney (l’insegnamento è credere all’impossibile, dopotutto il cervello non distingue dal vividamente immaginato e dal vissuto), Steve Jobs (rendere le cose semplici, più è semplice la soluzione più è probabile che funzioni, e poi “unire i puntini”, ovvero pensare alle esperienze negative come sentiero necessario verso un successo, da rincorrere con perseveranza, o la necessità di “stevezzare” che non fa bene per noi), a Barack Obama e la sua cura della forma fisica, alla tenacia di rincorrere i propri obiettivi di Donald Trump, credendo di averli già ottenuti, o la pazzia e la ricerca del divertimento in quel che si fa di Richard Branson.

Capitolo 6

Il sesto capitolo affronta la strategia della figlia dell’autore: come molti bambini piccoli, con poche e semplici azioni ottiene quel che desidera, allora spazio all’arrabiarsi sul serio quando c’è da farsi rispettare, fino a “pestare i piedi per terra”, al ridere e urlare senza motivo a chiedere sempre quel che si desidera, perchè

el no ya lo tienes
il no ce l’avete già, se non chiedete, come recita un proverbio spagnolo.

E poi insistere, per quel che si desidera veramente.
In sostanza imparare dai bambini (come consiglia anche Wayne Dyer nel suo Te Stesso al Cento per Cento), abbandonare i condizionamenti di chi nell’infanzia ci ha insegnato che il riso abbonda nella bocca degli stolti, o l’erba voglio cresce solo nel giardino del re, o prima il dovere e poi il piacere, o chi fà da se fa per tre (si pensi a questo proposito i consigli di Livio Sgarbi nel suo “Istruzioni per Vincere”), e via così, demolendo con una bella linea rossa su un foglio le convinzioni limitanti instillateci, magari con un bel “cazzate!” a contorno.

Capitolo 7

Eccoci alla strategia MAC del settimo capitolo.
La strategia MAC contrappone il funzionamento dei computer MAC a quelli Microsoft. Ecco allora l’importanza di:
• essere multitasking, imparando a conciliare cose apparentemente inconciliabili, che tali sono solo per la convinzione che abbiamo di esser, insomma, detto nel linguaggio dell’autore “imboccare i bivi”, facendo le cose contemporaneamente, una per volta, lasciando perdere la convinzione limitante per cui fare bene le cose è farle “una cosa alla volta”. Un riscontro della possibilità di essere multitasking ci viene dal nostro cervello, capace di gestire contemporaneamente moltissime azioni e strategie.
• isolare le applicazioni che non funzionano, evitando che una aspetto della vostra vita che non funziona rovini tutti gli altri. E qui l’autore insegna una tecnica, la “prederminazione dello stato in funzione del risultato”, che consiste nel prendere un foglio bianco, disegnarci rettangoli o quadrati per ogni settore della vostra vita (in piramideo cerchio della vita, si veda a questo proposito Leader di Te Stesso di Roberto Re e La vita come tu la vuoi di Claudio Belotti) e metetre in rilevo la finestra in cui bisogna concentrarsi in un dato momento lasciando in secondo piano le altre.
• pensare alla forma, oltre che alla sostanza: per dirla alla Borzachiello, perchè dover scegliere tra contenuto e contenitore quando possiamo avere entrambi?
• parcellizzare il tempo in unità di 15′, organizzandosi;
• eliminare definitivamente i “programmi” dannosi, disinstallandoli dal proprio cervello con una procedura analoga a quella che si fa col proprio PC (o Mac): scrivere su un foglio bianco un’abitudine dannosa e die hard, accartocciarlo e gettarla nel cestino.

Infine le sei leggi della persuasione di Cialdini, per conoscere le trappole in cui incorrere il nostro cervello e tutelarsene:

1. reciprocità
2. coerenza e impegno
3. autorità
4. riprova sociale
5. scarsità
6. simpatia

per finire con altre “trappole” in cui cade il cervello e un supertrucco finale.

Conclusioni

 

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Alla tua crescita personale,

firma emanuele

 

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Ci può essere per tutti una Seconda Chance dal punto di vista finanziario? Robert Kiyosaki, nel libro omonimo, dimostra di sì: scopri come nella recensione.

Ci può essere per tutti una seconda chance dal punto di vista finanziario? Seconda Chance: per il tuo denaro, la tua vita e il nostro mondo” di Robert Kiyosaki, il profeta della libertà finanziaria autore di “Padre Ricco, Padre Povero”, dimostra di sì, purchè si sia adeguatamente istruiti, ma non dell’istruzione accademica tradizionale, che forma dipendenti e lavoratori autonomi, (i più tassati e meno ricchi) ma dell’istruzione finanziaria che forma Imprenditori e Investitori, i più ricchi e meno tassati.

Il libro è strutturato in 3 parti: il passato, in cui Kiyosaki, con un’analisi macroeconomica, analizza come le politiche dei Presidenti Americani e delle grandi istituzioni bancarie e monetarie, al grido di “stampar moneta” stiano portando a una terza grande crisi economica, quella delle valute: se gli Stati (compresa l’Eurozona) continuano a stampare denaro, allora il denaro a un certo punto non varrà più nulla.

In attesa di questa crisi della valute, che secondo Kiyosaki potrebbe scoppiare nel 2016, la ricetta per emergere dall’emergenza (come recita una citazione di B. Fuller, musa di Kiyosaki e ampiamente citato nel libro) più ricchi consiste nel seguire un’adeguata istruzione finanziaria, che molto spesso si rivela il contrario rispetto all’istruzione tradizionale. Vediamo alcuni opposti.

Il contrario di vai a scuola

Non accontentarti dell’istruzione accademica: per avere una seconda chance dal punto di vista finanziario necessiti anche dell’istruzione professionale e finanziaria, che non si insegna nelle scuole;

Il contrario di non fare errori

Se l’istruzione tradizionale assegna buoni voti a chi non fa errori, il processo per diventare ricchi consiste esattamente nel contrario: è dagli errori e dall’apprendimento che ne deriva che il ricco impara a vedere i buoni affari:

Kim (la moglie di Kiyosaki, ndr) ha trovato il suo investimento migliore proprio al di là della strada in cui abitiamo a Phoenix. E’ stato l’investimento che l’ha trasformata in una donna ricca. Non l’avrebbe mai “visto” se non avesse esaminato migliaia di “cattivi affari”

E ancora: Edison fallì più di 1000 volte, prima di inventare la lampadina ad incandescenza, dichiarando peraltro che on aveva fallito 1000 volte, ma aveva “trovato 1000 modi in cui la lampadina non si accende”.

Il contrario di prendi buoni voti

Se l’istruzione tradizionale si basa su un unico tipo di intelligenza, gli studi, come il libro di H. Gardner Formae Mentis, Saggio sulla Pluralità dell’Intelligenza, dimostrano che ci sono diversi tipi di intelligenza: verbale linguistica, logico matematica, corporeo cinestetica, visivo spaziale, musicale, interpersonalem intrapersonale.

Il contrario di “trovati un buon posto di lavoro”

I ricchi non sono specialisti, ma generalisti: ovvero sanno un po’ di tutto e assumono i migliori nel vari campi, per formare con la propria leadership una squadra vincente. Ecco perché Kiyosaki invita a spostarsi dai quadranti del dipendente e del lavorapotre autonomo (specialisti che hanno un buon posto di lavoro) al quadrante dell’imprenditore, che non han un posto di lavoro ma crea posti di lavoro;

Il contrario di liberati dai debiti

Se l’istruzione tradizionale ci insegna a non contrarre debiti, Kiyosaki ci ricorda che ci sono due tipi di debito:

  • Il debito cattivo, cioè quello delle carte di credito e dei prestiti finalizzati a comprare passivi, ovvero beni che ci portano via soldi dalle tasche, come grosse auto, case, vestiti…
  • Il debito buono, finalizzato ad acquistare attivi che ci portano soldi nelle tasche.

In parole povere:

Il debito buono ti rende più ricco, il debito cattivo ti rende più povero

Il contrario di vivi al di sotto delle tue possibilità

Secondo Kiyosaki non dovresti vivere al sotto delle tue possibilità, ma trovare il modo di ampliare le tue possibilità, focalizzandosi sulla colonna degli attivi piuttosto che sul reddito.

Concentrarsi sugli attivi, piuttosto che su comprare passivi o sulla busta paga: se il denaro diventerà carta straccia, per diventare ricchi è necessario focalizzarsi sugli attivi. Per chi non conoscesse la differenza tra attivi  e passivi, gli attivi “ti portano soldi nelle tasche” e i passivi “te ne tolgono dalle tasche”. È per questo che Kiyosaki, nel primo celeberrimo libro della seria, Padre Ricco, Padre Povero, ha dichiarato che la casa non è un attivo, ovvero non è un investimento che porta soldi, come ampiamente assodato nella nostra cultura.  Ci sono 4 tipologie di attivi:

  1. Business: ovvero la creazione di imprese che generano cashflow da fatturato;
  2. Immobili: ovvero l’acquisto di immobili che generano cashflow da affitti;
  3. Attivi cartacei, ovvero azioni e altri prodotti di investimento;

Commodity, ovvero oro, argento che secondo Kiyosaki sono un ottimo investimento (soprattutto l’argento) in vista della probabile svalutazione delle valute nazionali. A questo proposito consiglio di leggere Guida per investire nell’oro e nell’argento di M. Maloney, del team di R. Kiyosaki

Il contrario di non imbrogliare

Se l’istruzione tradizionale ci insegna a non collaborare in un compito in classe (copiare, imbrogliare appunto) per diventare ricchi è indispensabile imbrogliare, collaborare con persone più intelligenti di noi, in modo da formare una squadra con i migliori specialisti.

Il contrario di investire è rischioso

Investire è veramente richioso? Così sembrano volerti far creder,e in modo che tu affidi loro i tuoi soldi in forma di risparmio che va ad arricchire gli investitori  che grazie a quei soldi (prestati dalle banche) acquistano attivi

Il contrario di risparmia soldi

Questa è secondo me la parte più interessante del libro: secondo Kiyosaki il denaro deve circolare, non strare fermo sotto forma di risparmio o deposito. Quando il risparmiatore mette i suoi soldi al sicuro in banca, la banca, per ogni 10 euro, può prestare 100 euro all’imprenditore, che li mette in moto per creare attivi e diventare ricco. Il contante non è un attivo e lo stato non vuole cha stia fermo, per questo lo tassa. Risparmiare denaro = tasse, far circolare il denaro per l’acquisto di attivi = ricchezza.

Il contrario di “un’emergenza è negativa”

Nell’emergenza può emergere il vero genio dentro di noi, secondo Kiyosaki: devi solo chiederti, per quale causa sono, per dirla alla Steve Jobs “hungry and foolish”, affamato e folle?

Conclusioni

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