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Emanuele Chiericato

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La merda porta insegnamenti di vita, oltre che soldi? Ce lo spiega Paolo Borzachiello, autore di "La Merda Capita", con le sue strategie di successo.

Ci vuole una mente geniale per vedere l’ovvio

Recita più o meno un noto aforisma. E forse la PNL ci aiuta a sviluppare quella mente geniale che ci serve per applicare alle situazioni di tutti i giorni delle strategie vincenti che applichiamo in situazioni comuni e quotidiane, come preparare un’insalata.

La Merda Capita, di Paolo Borzacchiello

Nel suo libro “La merda capita! Strategie di successo per vivere felici” di Paolo Borzachiello, coach professionista, formatore e consulente in comunicazione e marketing, formatosi in PNL alla NLP Italy, con piglio sciolto e informale ci fa notare l’ovvio in maniera non banale, ovvero come la semplicità delle strategie che ci aiutano a compiere delle iniziative come pulirsi da un escremento di cane appena pestato per strada, se adeguatamente comprese ed estrapolate (attraverso un procedimento che in PNL viene definito di chunking up), possono esserci di grande aiuto nella gestione di situazioni “apparentemente” più dure della vita di tutti i giorni. Vediamo come, con un’analisi del contenuto dei vari capitoli, alla fine di ognuno dei quali il libro insegna dei supertrucchi, exit strategies per arrivare preparati alle disavventure della vita o sapersela cavare, magari con l’aiuto di tecniche mutuate dalla PNL ed elaborate dall’autore.

Capitolo 1

La premessa di Borzachiello sembra essere: cerchiamo di abbandonare la convinzione limitante secondo cui

più il problema è complesso, più la soluzione è difficile

Ecco allora come la strategie per districarci da una cacca di cane possono essere applicate ad altre situazioni, in questo caso:

1. pulirsi subito: ovvero il fatto è successo, inutile rimuginarci su;
2. cercare le responsabilità (tue)
3. chiederti come sia successo di arrivare a questo risultato non desiderato (e non errore, si pensi ai presupposti della PNL)
4. modificare la strategie che ci si ha fatto arrivare per non rifarlo
5. imparare dagli errori ed andare avanti

Capitolo 2

Il secondo capitolo entra nel merito di tecniche di programmazione neuro linguistica, con una spiegazione sulle submodalità e relativa manipolazione di esse.

Capitolo 3

Il terzo capitolo introduce un’altra strategia, quella dell’insalata, la cui preparazione ci insegna una formulazione degli obiettivi ben formata, in particolare:

1. decidere cosa si vuole (mangiare, nel caso dell’insalata)
2. procurarsi gli strumento necessari, libri, persone…(fare la spesa), magari creando un team immaginario di 5-6 persone (si vedano i testi di Anthony Robbins a riguardo)
3. darsi da fare (ovvero cucinare!)
4. ultimo ma spesso trascurato: godersi i risultati (ovvero l’insalata), magari dicendosi: mi godo questo momento, perchè me lo sono guadagnato e notando tutto di quel momento, fissandolo bene nella memoria.
5. decidere cosa mangiare per cena, perchè ogni traguardo è il trampolino di lancio di una nuova avventura.

Capitolo 4

Il quarto capitolo riesce a estrapolare delle strategie da quella che viene spesso definita (nell’ambito della crescita personale) una cattiva maestra: la pubblicità. A volte proprio degli slogan famosi, come Just Do It, Thin Different, Bevi fuori dal coro, possono essere applicati con successo alla propria vita.

Capitolo 5

Il quinto capitolo riprende un altra strategia mutuata dalla PNL, il modeling: sempre partendo dal presupposto di replicare strategie che funzionano, quali migliori strategie di quelle di grandi geni come Walt Disney (l’insegnamento è credere all’impossibile, dopotutto il cervello non distingue dal vividamente immaginato e dal vissuto), Steve Jobs (rendere le cose semplici, più è semplice la soluzione più è probabile che funzioni, e poi “unire i puntini”, ovvero pensare alle esperienze negative come sentiero necessario verso un successo, da rincorrere con perseveranza, o la necessità di “stevezzare” che non fa bene per noi), a Barack Obama e la sua cura della forma fisica, alla tenacia di rincorrere i propri obiettivi di Donald Trump, credendo di averli già ottenuti, o la pazzia e la ricerca del divertimento in quel che si fa di Richard Branson.

Capitolo 6

Il sesto capitolo affronta la strategia della figlia dell’autore: come molti bambini piccoli, con poche e semplici azioni ottiene quel che desidera, allora spazio all’arrabiarsi sul serio quando c’è da farsi rispettare, fino a “pestare i piedi per terra”, al ridere e urlare senza motivo a chiedere sempre quel che si desidera, perchè

el no ya lo tienes
il no ce l’avete già, se non chiedete, come recita un proverbio spagnolo.

E poi insistere, per quel che si desidera veramente.
In sostanza imparare dai bambini (come consiglia anche Wayne Dyer nel suo Te Stesso al Cento per Cento), abbandonare i condizionamenti di chi nell’infanzia ci ha insegnato che il riso abbonda nella bocca degli stolti, o l’erba voglio cresce solo nel giardino del re, o prima il dovere e poi il piacere, o chi fà da se fa per tre (si pensi a questo proposito i consigli di Livio Sgarbi nel suo “Istruzioni per Vincere”), e via così, demolendo con una bella linea rossa su un foglio le convinzioni limitanti instillateci, magari con un bel “cazzate!” a contorno.

Capitolo 7

Eccoci alla strategia MAC del settimo capitolo.
La strategia MAC contrappone il funzionamento dei computer MAC a quelli Microsoft. Ecco allora l’importanza di:
• essere multitasking, imparando a conciliare cose apparentemente inconciliabili, che tali sono solo per la convinzione che abbiamo di esser, insomma, detto nel linguaggio dell’autore “imboccare i bivi”, facendo le cose contemporaneamente, una per volta, lasciando perdere la convinzione limitante per cui fare bene le cose è farle “una cosa alla volta”. Un riscontro della possibilità di essere multitasking ci viene dal nostro cervello, capace di gestire contemporaneamente moltissime azioni e strategie.
• isolare le applicazioni che non funzionano, evitando che una aspetto della vostra vita che non funziona rovini tutti gli altri. E qui l’autore insegna una tecnica, la “prederminazione dello stato in funzione del risultato”, che consiste nel prendere un foglio bianco, disegnarci rettangoli o quadrati per ogni settore della vostra vita (in piramideo cerchio della vita, si veda a questo proposito Leader di Te Stesso di Roberto Re e La vita come tu la vuoi di Claudio Belotti) e metetre in rilevo la finestra in cui bisogna concentrarsi in un dato momento lasciando in secondo piano le altre.
• pensare alla forma, oltre che alla sostanza: per dirla alla Borzachiello, perchè dover scegliere tra contenuto e contenitore quando possiamo avere entrambi?
• parcellizzare il tempo in unità di 15′, organizzandosi;
• eliminare definitivamente i “programmi” dannosi, disinstallandoli dal proprio cervello con una procedura analoga a quella che si fa col proprio PC (o Mac): scrivere su un foglio bianco un’abitudine dannosa e die hard, accartocciarlo e gettarla nel cestino.

Infine le sei leggi della persuasione di Cialdini, per conoscere le trappole in cui incorrere il nostro cervello e tutelarsene:

1. reciprocità
2. coerenza e impegno
3. autorità
4. riprova sociale
5. scarsità
6. simpatia

per finire con altre “trappole” in cui cade il cervello e un supertrucco finale.

Conclusioni

 

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Alla tua crescita personale,

firma emanuele

 

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Ci può essere per tutti una Seconda Chance dal punto di vista finanziario? Robert Kiyosaki, nel libro omonimo, dimostra di sì: scopri come nella recensione.

Ci può essere per tutti una seconda chance dal punto di vista finanziario? Seconda Chance: per il tuo denaro, la tua vita e il nostro mondo” di Robert Kiyosaki, il profeta della libertà finanziaria autore di “Padre Ricco, Padre Povero”, dimostra di sì, purchè si sia adeguatamente istruiti, ma non dell’istruzione accademica tradizionale, che forma dipendenti e lavoratori autonomi, (i più tassati e meno ricchi) ma dell’istruzione finanziaria che forma Imprenditori e Investitori, i più ricchi e meno tassati.

Il libro è strutturato in 3 parti: il passato, in cui Kiyosaki, con un’analisi macroeconomica, analizza come le politiche dei Presidenti Americani e delle grandi istituzioni bancarie e monetarie, al grido di “stampar moneta” stiano portando a una terza grande crisi economica, quella delle valute: se gli Stati (compresa l’Eurozona) continuano a stampare denaro, allora il denaro a un certo punto non varrà più nulla.

In attesa di questa crisi della valute, che secondo Kiyosaki potrebbe scoppiare nel 2016, la ricetta per emergere dall’emergenza (come recita una citazione di B. Fuller, musa di Kiyosaki e ampiamente citato nel libro) più ricchi consiste nel seguire un’adeguata istruzione finanziaria, che molto spesso si rivela il contrario rispetto all’istruzione tradizionale. Vediamo alcuni opposti.

Il contrario di vai a scuola

Non accontentarti dell’istruzione accademica: per avere una seconda chance dal punto di vista finanziario necessiti anche dell’istruzione professionale e finanziaria, che non si insegna nelle scuole;

Il contrario di non fare errori

Se l’istruzione tradizionale assegna buoni voti a chi non fa errori, il processo per diventare ricchi consiste esattamente nel contrario: è dagli errori e dall’apprendimento che ne deriva che il ricco impara a vedere i buoni affari:

Kim (la moglie di Kiyosaki, ndr) ha trovato il suo investimento migliore proprio al di là della strada in cui abitiamo a Phoenix. E’ stato l’investimento che l’ha trasformata in una donna ricca. Non l’avrebbe mai “visto” se non avesse esaminato migliaia di “cattivi affari”

E ancora: Edison fallì più di 1000 volte, prima di inventare la lampadina ad incandescenza, dichiarando peraltro che on aveva fallito 1000 volte, ma aveva “trovato 1000 modi in cui la lampadina non si accende”.

Il contrario di prendi buoni voti

Se l’istruzione tradizionale si basa su un unico tipo di intelligenza, gli studi, come il libro di H. Gardner Formae Mentis, Saggio sulla Pluralità dell’Intelligenza, dimostrano che ci sono diversi tipi di intelligenza: verbale linguistica, logico matematica, corporeo cinestetica, visivo spaziale, musicale, interpersonalem intrapersonale.

Il contrario di “trovati un buon posto di lavoro”

I ricchi non sono specialisti, ma generalisti: ovvero sanno un po’ di tutto e assumono i migliori nel vari campi, per formare con la propria leadership una squadra vincente. Ecco perché Kiyosaki invita a spostarsi dai quadranti del dipendente e del lavorapotre autonomo (specialisti che hanno un buon posto di lavoro) al quadrante dell’imprenditore, che non han un posto di lavoro ma crea posti di lavoro;

Il contrario di liberati dai debiti

Se l’istruzione tradizionale ci insegna a non contrarre debiti, Kiyosaki ci ricorda che ci sono due tipi di debito:

  • Il debito cattivo, cioè quello delle carte di credito e dei prestiti finalizzati a comprare passivi, ovvero beni che ci portano via soldi dalle tasche, come grosse auto, case, vestiti…
  • Il debito buono, finalizzato ad acquistare attivi che ci portano soldi nelle tasche.

In parole povere:

Il debito buono ti rende più ricco, il debito cattivo ti rende più povero

Il contrario di vivi al di sotto delle tue possibilità

Secondo Kiyosaki non dovresti vivere al sotto delle tue possibilità, ma trovare il modo di ampliare le tue possibilità, focalizzandosi sulla colonna degli attivi piuttosto che sul reddito.

Concentrarsi sugli attivi, piuttosto che su comprare passivi o sulla busta paga: se il denaro diventerà carta straccia, per diventare ricchi è necessario focalizzarsi sugli attivi. Per chi non conoscesse la differenza tra attivi  e passivi, gli attivi “ti portano soldi nelle tasche” e i passivi “te ne tolgono dalle tasche”. È per questo che Kiyosaki, nel primo celeberrimo libro della seria, Padre Ricco, Padre Povero, ha dichiarato che la casa non è un attivo, ovvero non è un investimento che porta soldi, come ampiamente assodato nella nostra cultura.  Ci sono 4 tipologie di attivi:

  1. Business: ovvero la creazione di imprese che generano cashflow da fatturato;
  2. Immobili: ovvero l’acquisto di immobili che generano cashflow da affitti;
  3. Attivi cartacei, ovvero azioni e altri prodotti di investimento;

Commodity, ovvero oro, argento che secondo Kiyosaki sono un ottimo investimento (soprattutto l’argento) in vista della probabile svalutazione delle valute nazionali. A questo proposito consiglio di leggere Guida per investire nell’oro e nell’argento di M. Maloney, del team di R. Kiyosaki

Il contrario di non imbrogliare

Se l’istruzione tradizionale ci insegna a non collaborare in un compito in classe (copiare, imbrogliare appunto) per diventare ricchi è indispensabile imbrogliare, collaborare con persone più intelligenti di noi, in modo da formare una squadra con i migliori specialisti.

Il contrario di investire è rischioso

Investire è veramente richioso? Così sembrano volerti far creder,e in modo che tu affidi loro i tuoi soldi in forma di risparmio che va ad arricchire gli investitori  che grazie a quei soldi (prestati dalle banche) acquistano attivi

Il contrario di risparmia soldi

Questa è secondo me la parte più interessante del libro: secondo Kiyosaki il denaro deve circolare, non strare fermo sotto forma di risparmio o deposito. Quando il risparmiatore mette i suoi soldi al sicuro in banca, la banca, per ogni 10 euro, può prestare 100 euro all’imprenditore, che li mette in moto per creare attivi e diventare ricco. Il contante non è un attivo e lo stato non vuole cha stia fermo, per questo lo tassa. Risparmiare denaro = tasse, far circolare il denaro per l’acquisto di attivi = ricchezza.

Il contrario di “un’emergenza è negativa”

Nell’emergenza può emergere il vero genio dentro di noi, secondo Kiyosaki: devi solo chiederti, per quale causa sono, per dirla alla Steve Jobs “hungry and foolish”, affamato e folle?

Conclusioni

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firma emanuele

 

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Come Svegliarsi Presto la Mattina: Le 3 Strategie Definitive per alzarsi presto dal letto senza stanchezza: scoprile!

Ti piacerebbe alzarti presto la mattina? Dedicare meno ore al sonno e avere più tempo per le proprie passioni è facile a dirsi, meno semplice a farsi: non riuscire a svegliarsi al mattino è comune, sarà perché d’inverno si sta proprio bene sotto le coperte, saranno i messaggi subliminali (neanche tanto) che mette in atto il nostro cervello per farci rimanere a letto (tra cui il mantra “solo altri 5 minuti e poi mi alzo”), sarà la stanchezza o la noia, fatto sta che svegliarsi presto la mattina rimane spesso una delle operazioni più difficili dell’intera giornata 🙂 . In questo articolo vediamo una serie di metodi per svegliarsi presto e per mantenere nel tempo questa bella abitudine.

Questa guida è strutturata in tre parti:

1) scegliere le giuste motivazioni che ci spingono ad alzarci presto;

2) identificare i vari punti deboli che ci costringono a letto la mattina per i terribili “altri 5 minuti” (che poi diventano un’ora);

3) mantenere la nuova abitudine di alzarsi presto con costanza e gradualità.

Come svegliarsi presto la mattina in 3 strategie

#1: Trova le giuste motivazioni

Senza un motivo, non abbiamo la forza di fare nemmeno le cose più semplici, come alzarsi dal letto: è per questo che il passo preliminare, affinché svegliarsi presto la mattina divenga un’abitudine costante e duratura, è definire con precisione i motivi per cui è importante alzarti prima.

La lista dei pro e dei contro e degli obiettivi

Un buon metodo è scrivere:

  • una lista di cose che potresti fare, progetti che potresti iniziare con il maggior tempo a disposizione che ti ritroveresti alzandoti prima;
  • viceversa una lista di azioni che non puoi fare a causa del tempo dedicato al sonno, insieme alle conseguenze che ne derivano.
  • poniti degli obiettivi stimolanti: se le cose che hai deciso di fare alzandoti prima la mattina non ti interessano, ben presto potresti essere demotivato e ritornare alle vecchie abitudini. Se ti dai degli obiettivi stimolanti d’altra parte, grazie al tempo in più riesci a portarli avanti, ti motivi a continuare ad alzarti prima.

Piacere e dolore all’opera

Anthony Robbins nel suo libro Come migliorare il proprio stato mentale, fisico e finanziario. Manuale di psicologia del cambiamento parla di piacere e dolore come dei due grandi motori di ogni azione umana: il consiglio di Tony è proprio di fare una lista delle conseguenze negative che derivano da una determinata azione, come in questo caso alzarsi tardi la mattina e viceversa agire sul piacere dell’alternativa.

La prima cosa che potrebbe venirti in mente per associare “dolore” all’azione di indugiare a letto è usare dei metodi drastici per alzarti, come ad esempio le sveglie testate da questi ragazzi 😉


Il cervello non è infatti predisposto a rumori forti: pensa ai nostri avi, che dovevano lottare ogni giorno contro belve feroci e altre calamità. Se non avessero avuto, innata, la predisposizione ad allarmarsi nel caso di un rumore forte, ci saremmo estinti anche se grandi e grossi come lui 😉

Venute meno le belve feroci, i rumori forti ci fanno ancora sobbalzare, provocando tuttavia l’effetto contrario al dovuto. Se hai una sveglia con un suono fastidioso, quando suona cosa fai? Imprechi, la spegni e ritorni a dormire?

E’ il motivo per cui un rumore forte non va bene per svegliarsi: il nostro cervello innesca una sorta di “fuga” sotto le coperte 🙂

In realtà un buon risveglio viene facilitato proprio dall’azione contraria, ovvero evitare rumori forti e svegliarsi:

  1.  nel momento giusto
  2.  in maniera graduale
  3. con la luce naturale e suoni delicati

Per quanto riguarda il primo punto, svegliarsi nel momento giusto, parleremo di questo aspetto qui sotto; per svegliarsi in maniera graduale con la luce naturale e suoni delicati, a meno che tu non viva su una spiaggia di Malibu, che può venire in aiuto questa sveglia.

In realtà una lista chiara e dettagliata delle conseguenze negative del tempo perso a letto, può essere sufficiente per associare “dolore” a rimanere sotto le coperte oltre l’orario prestabilito, senza costringerti a metodi drastici come la sveglia del video, che peraltropuò  sortire però l’effetto contrario di farti alzare con la luna storta e associare dolore al risveglio.

E per associare piacere al risveglio? Potrebbe bastare l’idea di iniziare una nuova attività entusiasmante o di rifuggire dalle conseguenze dello stare a letto (in PNL questi due metaprogrammi vengono detti rispettivamente “verso” o “via da”).

Pensala come una scelta, non una rinuncia

Pensala come una scelta di non come una rinuncia: stare a letto è un piacere, è inutile negarlo. Se lo pensiamo come una scelta a favore delle nostre passioni, invece che come una rinuncia a ore di sonno, svegliarsi prima sarà più semplice.

Un modo per pensare allo svegliarsi prima come una scelta e non come una rinuncia, è scrivere in un foglio tutti i motivi che ti vengono in mente per i quali scegli deliberatamente di dormire meno.

Poniti degli obiettivi

Quando inizi un percorso finalizzato a diminuire le ore di sonno, è importante avere ben chiaro l’obiettivo che vuole raggiungere e il premio che otterrai una volta che hai raggiunto. Per quanto riguarda l’obiettivo, puoi pensare di adottare uno dei metodi alternativi al sonno monofasico: abbiamo parlato già del sonno polifasico in un precedente articolo. Se dormi otto o nove ore a notte il punto di partenza può essere la durata del sonno notturno in un monte ore pari a multipli di 90 minuti: poi scegliere quindi di iniziare a dormire sette ore e mezza oppure passare al metodo bifasico con sei ore di sonno notturno e un Nap di 20 minuti. Un obiettivo, per essere SMART, ovvero ben costruito deve avere una data di scadenza: il consiglio che posso dare è di darvi almeno 21 giorni per acquisire una nuova abitudine prima di ridurre ulteriormente le ore di sonno.

#2: Identifica i tuoi punti deboli

Nel momento in cui suona la sveglia tutti noi facciamo una serie di azioni abituali, dei veri e propri “rituali”. Se il tuo rituale è spegnere la sveglia sul comodino e ricominciare a dormire “per altri cinque minuti” è necessario rompere questo rituale.

Il secondo passo svegliarsi presto e quindi identificare i tuoi punti deboli, ovvero ciò che ti fa rimanere a letto più del necessario: vediamo i principali e come prevenirli.

Punto debole uno: la stanchezza

La stanchezza è il motivo più naturale che spinge a dormire più la mattina e rimanere a letto “altri cinque minuti” al suono della sveglia: la stanchezza può essere dovuta a vari motivi, vediamo i principali.

  • Insonnia: se hai dormito male durante la notte, è chiaro che la mattina ti sentirai stanco e sentirai il bisogno di dormire di più. I motivi che hanno impedito un sonno regolare possono essere molti: oltre quelli tradizionalmente suggeriti, personalmente dormivo male a causa di un materasso scomodo che blocca la circolazione costringendomi a girarmi in continuazione durante la notte;
  •  la stanchezza può essere anche dovuta a un’interruzione dei normali cicli del sonno: come abbiamo visto nell’articolo dedicato al sonno polifasico, durante il sonno attraversiamo differenti fasi, di cui la più importante è la fase REM: solitamente si consiglia di dormire a blocchi di 90 minuti per poter completare correttamente le fasi del sonno. Un consiglio per prevenire la stanchezza della mattina può essere quindi quello di dormire 6, 7 ore e mezza (ovvero in modalità monofasica) o 4 ore e mezza, con il metodo Everyman del sonno polifasico.

Punto debole 2: cambia le brutte abitudini

Il nostro cervello per facilitare le azioni e le scelte di ogni giorno applica delle azioni automatiche in sequenza. Ad esempio, la mia sequenza al suono della sveglia era:

  • svegliarmi d’improvviso infastidito dalla suoneria della sveglia
  • spegnere la sveglia
  • rimettermi a dormire
  • spegnere per una seconda volta la sveglia
  • rimettermi a dormire fino a momento in cui ero proprio costretto al alzarmi
  • fare colazione di fretta e mettermi a lavorare già incazzato dal fatto che “è molto tardi”

La conseguenza di questa sequenza di azioni era chiaramente che il tempo passato a letto aumentava in maniera incontrollata causandomi bruschi risvegli al suono della sveglia successiva, sensi di colpa per il tempo perso e via così.

Per adottare l’abitudine di svegliarsi presto la mattina occorre anche adottare un nuovo rituale nel momento in cui ci si alza dal letto: ecco come non spegnere più la sveglia in 3 passi.

Non spegnere più la sveglia in 3 step

Spegnere la sveglia è forse il motivo più tipico che porta a indugiare troppo a letto. Vediamo 3 casi tipici e le 3 soluzioni relative.

  • Spegnere la sveglia “per altri 5 minuti”: chiaramente i 5 minuti divenivano 50 o più. La soluzione che ho trovato è tanto semplice quanto efficace: spostare la sveglia lontano dal letto, prima sul comò, poi addirittura in un altra stanza, costringendomi quindi ad alzarmi per spegnerla.
  • Spegnere la sveglia mandandola a quel paese, in quanto la suoneria mi aveva svegliato di soprassalto: come abbiamo visto per natura noi rifuggiamo dai rumori molesti (è un’eredità dell’evoluzione umana), quindi una suoneria troppo rumorosa mi faceva svegliare di soprassalto, con la conseguenza di infastidirmi e di tornare a dormire per reazione. La soluzione, anche qui, è stata tanto semplice quanto efficace: cambiare suoneria alla sveglia, che per intenderci non è altro che una App del mio cellulare, Sveglia Extreme. Ho impostato una suoneria rilassante, nel mio caso “Serene Morning Alarm”, che trovi sull’APP. In alternativa su Itunes trovi questa app.

Spenta la sveglia, è importante prima possibile risvegliare l’organismo: ecco alcuni consigli.

7 consigli veloci per risvegliare il metabolismo

  • bevi un buon caffè: nonostante non sia la bevanda più salutare del mondo, il caffè può essere un metodo veloce per risvegliarci dal tepore del sonno; un’alternativa per chi non ama il caffè è sfruttare l’effetto energizzante della teina contenuta nel thè oppure bere un bicchiere d’acqua fredda o tiepida;
  • se non bevi caffè (come me) anche meglio: il risveglio non forzato dalla caffeina può aiutarti ad abituarti in maniera più naturale. Personalmente bevo caffè d’orzo (decaffeinato), ma va bene anche un bicchiere d’acqua, un thè, qualsiasi cosa che risvegli il metabolismo;
  • mangia: una colazione, non pesante (che ti potrebbe provocare sonnolenza), è un buon aiuto per tenerti sveglio nelle fasi difficili iniziali;
  • pratica qualche attività sportiva come andare a correre, o fare Yoga, o stretching;
  • fai una doccia;
  • Arieggia la stanza: l’ossigeno aiuta il risveglio di corpo e mente. Eventualmente, per una ancora migliore ossigenazione puoi fare una bella corsetta mattutina 😉
  • mantieni nella stanza la temperatura giusta: se è troppo caldo, in inverno potesti indugiare nel tepore delle coperte.

Compiuti i passi uno e due, si deve essere certi di avere un’attività che ti motivi da iniziare. come abbiamo visto nel primo passo di questa guida parlando dell’importanza di trovare le giuste motivazioni.

Nei due precedenti punti di questa guida, abbiamo parlato rispettivamente delle motivazioni per svegliarsi presto la mattina e all’identificazione dei punti deboli che ti spingono a rimanere ben attaccato al materasso. Completiamo il discorso con dei consigli per mantenere la buona abitudine di alzarsi presto.

#3: Sii costante e graduale

L’importanza di essere costanti

Gli studi dimostrano come siano necessari fino a 21 giorni per abituare il cervello a una nuova abitudine: potresti farti una lista, utilizzando un foglio di carta,  per segnare giorno dopo giorno il mantenimento della nuova abitudine.

Questo metodo, mano a mano che noti i progressi fatti ogni giorno, può darti anche la motivazione per continuare nella buona abitudine e ti consente di misurare, e quindi eventualmente di migliorare la nuova abitudine, avendo sempre il polso della situazione.

L’importanza di procedere a gradi

Oltre alla costanza, il corpo si abitua meglio quando il cambiamento avviene con gradualità, piuttosto che improvvisamente. Se come me potresti scrivere un libro “alzarsi la mattina for dummies” 😉 ti consiglio di ridurre le ore di sonno in modo graduale, magari mantenendo la nuova abitudine per 21 giorni prima di ridurre ulteriormente il tempo dedicato al letto. Per ridurre con gradualità le ore dedicate al sonno puoi partire con questo programma:

  • Inizia riducendo a 7,5 ore le 8 ore di sonno: ti sentirai già meglio e con mezz’ora in meno non accuserai particolari traumi: gli studi dimostrano come le varie fasi che compongono il sonno si completino in periodi di 90 minuti.
  • A questo punto puoi decidere se dormire 7,5 ore a notte o ridurre ulteriormente il tempo passato a letto provando il metodo bifasico di 6 ore di sonno con uno o più NAP (sonnellini) durante il giorno.

Per approfondire puoi vedere come ho gestito la fase di adattamento nel sonno polifasico.

Ottimizza le pause

Se durante il giorno ti senti stanco, inutile strafare: pagheresti caro questo comportamento con una difficoltà  l’indomani mattina ad alzarti dal letto. Il consiglio è di ottimizzare i momenti di stanchezza con dei NAP ristoratori, ovvero dei brevi sonnellini di 20-30 minuti.

Premiati

Potresti decidere di concederti un premio al 21º giorno per associare piacere allo svegliarsi presto la mattina, in modo da associare ulteriore piacere al mantenimento di questa tua nuova abitudine.

Ricapitolando

Svegliarsi presto la mattina è simile al processo di funzionamento di una macchina:

  • serve un motore, ovvero una motivazione che si muova -letteralmente- fuori dal letto;
  • serve della benzina, che azioni il motore;
  • serve infine usare spesso l’auto per evitare che non si metta più moto.

E tu cosa ne pensi? Trovi semplice alzarsi presto la mattina? Se sì, condividi qui sotto dei commenti le strategie che utilizzi!

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Il lavoro ideale? E’ quello che ti fa cambiare lavoro! Scopri perchè il lavoro è un "contenitore di opportunità" secondo Suzy Welch.

<<Per essere soddisfatti, dovete sentire che il vostro lavoro vi fa crescere. E qui sta il punto: la gente tende a gravitare verso certe professioni, e a restarvi incollata, semplicemente perché le svolge bene. Chi eccelle in letteratura entra nell’editoria. Chi eccelle in matematica va a lavorare in borsa. (…) Ma l’attitudine non sempre coincide con la passione. (…) Non  limitatevi a chiedervi: ho le adeguate capacità per farlo? Chiedetevi invece: Mi gusterò la sfida di acquisirne di nuove? Il mio lavoro mi apre delle porte? Per quanto contraddittorio possa sembrare, potete star certi che il lavoro che fate è quello giusto per voi se potenzialmente è in grado di portarvi verso un altro lavoro in un contesto diverso. Questo perché le carriere, per definizione, non sono mai prive di sbocchi futuri. Sono contenitori di opportunità che portano ad altre opportunità.>>

Suzy Welch

L’aforisma di oggi è tratto dal libro 10-10-10: 10 minuti 10 mesi 10 anni, che ho recensito in questo articolo.

Il lavoro come “contenitore di opportunità che porta ad altre opportunità” è una frase a mio parere bellissima. Pensaci: in un’epoca dove il cambiamento è veloce, continuo ed inevitabile, forse non dovremmo più pensare al lavoro come qualcosa di statico, di tecnico, di dato: non solo perché la nostra generazione, con ottima probabilità, non farà lo stesso lavoro per tutta la vita come i nostri avi, ma anche perché, in un’epoca di progresso tecnologico come la nostra, chi si ferma è perduto, è indispensabile acquisire sempre nuove conoscenze e competenze. Se nella vita non si finisce mai di imparare e la vita stessa è un processo di apprendimento continuo, da quando siamo bambini, perché il lavoro non dovrebbe essere una tappa di apprendimento come molte altre?

Chiuso un lavoro, si apre una finestra di opportunità

Il concetto di lavoro come “contenitore di opportunità che porta ad altre opportunità” può anche  servire a dare una nuova valutazione cognitiva ovvero a reinterpretare positivamente esperienze purtroppo molto frequenti ai giorni nostri, come la perdita del lavoro.

Più o meno 6 anni fa, ho perso il lavoro: a posteriori posso dire che è stata una delle esperienze migliori della mia vita: non solo perché la perdita di quel lavoro mi ha aperto una nuova finestra di opportunità, consentendomi di iniziare un’attività imprenditoriale che cresce ogni anno e che mi dà grandi soddisfazioni, ma anche perché, pur non essendo un lavoro “cucito su di me” mi ha dato delle opportunità in termini di competenze, esperienze, che sono sicuro mi siano state utili nella  mia attuale attività.

Ecco allora che i lavori, come tutte le altre esperienze, anche se non positive, possono essere viste come “finestre di opportunità”, come steps che la vita ci mette di fronte per innalzarci a un livello superiore.

C’è un proverbio che dice: “chiusa una porta, si apre un portone”: invece di soffermarci sulla porta che si è chiusa, focalizziamoci sul portone di opportunità che si è aperto.

Il tuo lavoro contiene delle opportunità per il tuo futuro?

A volte, anche nel lavoro, ci adeguiamo alla nostra zona di comfort: magari svolgiamo un lavoro che non ci piace, solo per portare a casa la pagnotta, oppure svolgiamo un lavoro che ci piace ma ci stiamo fossilizzando in attività facili, che però non ci danno opportunità di crescita. Nulla di male a portare a casa la pagnotta, né a indugiare nella propria zona di comfort J però vedere il proprio lavoro come un potenziale “contenitore di opportunità” ci può far riflettere su di esso e valutare se cambiarlo o come farlo diventare una fonte di opportunità per il proprio futuro, non solo lavorativo, ma anche personale.

Il tuo lavoro è un contenitore di opportunità? Parliamone nei commenti! Se l’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti.

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I 3 Presupposti del Sonno Polifasico

Polifasico per negati: la mia esperienza

La prima volta che ho sentito parlare di sonno polifasico è stato più o meno 10 anni fa, all’Università: uno dei compagni di corso accennava all’importanza di dormire a spicchi di “90 minuti”, un’altra sosteneva di dormire 3 ore e sentirsi comunque riposata…pazzie. Inconcepibili per uno che, come me, ama dormire. Ama il tepore delle coperte, ama lo stare abbracciato alla propria compagna “altri 5 minuti” e può dormire 9 ore filate o più senza problemi. Ma, c’è un ma: gli anni passano, le aspirazioni crescono e pur con una buona organizzazione e ottimizzazione del tempo non si riesce a fare tutto. Molte cose rimangono indietro, con conseguente frustazione, e allora si intravede all’orizzonte la fatidica parola: rinunciare. A questo punto la domanda sorge spontanea: meglio rinunciare ai propri sogni, al tempo passato con i propri cari, o a qualche ora di (pur bellissimo) sonno?

Questo annoso preambolo serve a raccontarvi la mia esperienza con il sonno polifasico, dalla prospettiva di un negato, una sorta di versione di Polifasic Sleep For Dummies 🙂
Insomma, salvo tu non faccia parte della cerchia ristretta dei geneticamente programmati a dormire poco, non aspettarti passaggio semplice a 4.5 ore notturne ma fatica, disciplina, impegno. Se anche per te dormire tanto è un piacere, ma un lusso che non puoi più permetterti a scapito di altre cose più importanti, continua a leggere.

Le 8 ore di sonno? Un’invenzione dell’epoca moderna

Riprendendo le file del discorso, dopo 10 anni mi imbatto in un sito che parla di polifasico, dando finalmente un nome alla mistica esperienza di cui avevo sentito parlare anzitempo. Cos’è il sonno polifasico? E’ una modalità di dormire a multi fase (poli-fasico), contrapposto alla monofase delle classiche 8 ore. Studi medici e testimonianze storiche dimostrano come le 8 ore siano un’invenzione dell’epoca industriale, quando si divideva idealmente la giornata in:

  • 8 ore di lavoro
  • 8 di svago
  • 8 di sonno

In realtà sia nel passato che in natura, oltre che nel genere umano (pensiamo ai neonati) la modalità di dormire non è monofasica ma più spesso bi o polifasica.

L’importanza della fase REM nel sonno

Il sonno si divide in 5 stadi:

  • Due stadi iniziali di sonno leggero
  • Altri due stadi di sonno pesante
  • La fase REM

Inoltre, secondo gli stessi studi, la fase veramente fondamentale ai fini della sopravvivenza è una, la fase REM.

L’importanza del NAP nel sonno polifasico

Altro presupposto alla base del sonno bi e polifasico è l’importanza del Nap, ovvero di una fase di breve riposo, detta anche Siesta come modo di recuperare il sonno.

Vuoi davvero passare 25 anni della tua vita a dormire?

Uno degli aspetti più eclatanti del sonno polifasico è la quantità di ore di vita risparmiate nel sonno polifasico rispetto al tradizionale monofasico.

Riprendo questi conteggi dal bel webinar di Daniele Boggiato dedicato al sonno polifasico, da cui riprendo anche la successivo distinzione tra i metodi del polifasico.

Ipotizzando una vita media di 75 anni, abbiamo 680.400 ore di vita totali.

Andiamo a vedere quante ne passiamo a dormire nelle differenti fasi del sonno:

  • Nel sonno monofasico, di durata compresa tra le 8 e le 10 ore di sonno a notte, dormiamo tra le 226.800 e le 283.500 ore in una vita. Stiamo parlando del 33% fino al 41% di una vita passata a dormire.
  • Nel sonno bifasico le ore passate a letto diventano 198.450, poco meno del 30%;
  • Nel polifasico, a seconda del metodo scelto, si dorme dalle 155.952 alle 56.700 in una vita: dal 23 al 8% totale.

Ricapitolando…

  • In monofasico passi 25 anni della tua vita a dormire
  • In bifasico ne passi 22
  • In polifasico ne puoi arrivare a passare solo 6, nella versione più estrema.

I 3 Metodi del Sonno Polifasico

Si può quindi parlare di:

  • Sonno monofasico: è quello in cui si dorme una sola volta al giorno per un periodo prolungato, le classiche 8 ore di sonno per intenderci;
  • Sonno bifasico: divide il periodo del sonno in due fasi, una più prolungata e una siesta, detta anche Nap o pisolino 😉
  • Sonno polifasico: come avrai ormai capito,il sonno polifasico consiste in un periodo di sonno prolungato ancora minore rispetto ai precedenti mono e bifasico con l’aggiunta di frequenti Nap

Bifasico o Siesta / Napping

Il primo metodo, tecnicamente, non è polifasico ma bifasico: consiste nel dormire in due fasi, una più lunga di 6 ore a notte (a multipli di 90 minuti appunto) per poi concedersi un riposino (la classica siesta) di 20 minuti, o 27, 24, 7 o addirittura 3 minuti (secondo i numeri proposti da Boggiato).

Il metodo Everyman 2,3,4

Il secondo metodo tecnicamente è il primo poli-fasico ed è chiamato “Everyman”: un termine che indicherebbe che il metodo è alla portata di tutti e che consiste nel ridurre la fase notturna:

  • a 4.5 ore a notte e poi concedersi 2 riposini (nap) di 20 minuti nel corso della giornata, ad intervalli stabiliti (Everyman 2)
  • a 3 ore a notte e poi concedersi 3 nap di 20 minuti nel corso della giornata, ad intervalli stabiliti (Everyman 3)
  • a 1,5 ore a notte e poi concedersi 4 nap di 20 minuti nel corso della giornata, ad intervalli stabiliti (Everyman 4)

Il metodo Uberman

Il terzo metodo ci fa entrare nella fase del super-uomo (uberman appunto, con uno strana combinazione dell’inglese Man e del tedesco Uber, che rievoca l’Ubermensch del filosofo Nietzsche): questo metodo consiste nel dormire 0 ore a notte e concedersi 6 nap di 20 minuti.

Notiamo che la fase più lunga (si fa per dire) di sonno in tutti i metodi dura multipli di 90 minuti e che mano a mano che si riduce aumentano i Nap.

Ma quando fare i Nap? Riporto un conteggio dal webinar sopra citato:

[24 ore – (ore di sonno prolungato) / N° di Nap + 1] / 2

Facciamo un esempio:

Se opto per il metodo bifasico, dormo 6 ore a notte e faccio un solo nap di 20 minuti.

Quindi

24 ore- 6 ore = 18 ore / 2 (1 nap + 1) = 9.

Ergo, se vado a letto alle 24:00 e mi sveglio alle 6, farò un Nap di 20’ alle 15:00, 9 ore dopo.

Da Dormiglione a Superuomo: Come Adattarsi Gradualmente al Sonno Polifasico in 3 steps

Abbiamo già parlato del sonno polifasico e di come è possibile guadagnare fino a 22 ore al giorno di veglia dormendo solo 2 ore al giorno (almeno nella modalità più estrema del sonno polifasico, l’Uberman).

C’è un problema però: tutti noi dormiamo in modalità monofasico, le classiche 8 ore al giorno, più o meno. Non è stato sempre così: i neonati alternano spesso momenti di veglia e sonno durante il giorno, senza dormire in un blocco unico (detto “core”) come gli adulti: non è un caso che l’abitudine al polifasico, probabilmente innata nei neonati, si perda quando si cresce.

L'”invenzione” delle 8 ore di sonno è infatti un retaggio culturale introdotto nell’era Industriale, quando la giornata di 24 ore è stata artificiosamente suddivisa in 3 parti, 8 ore per lavorare, 8 per dormire, 8 per lo svago. Pur essendo finita l’epoca industriale, il mito delle 8 ore di sonno permane come abitudine, avvalorato anche dal fatto che la maggior parte delle ore di lavoro (soprattutto nel settore impiegatizio) rimangono di 8 ore.

Se siamo abituati a dormire in monofasico, per passare a una modalità polifasica è necessario cambiare un’abitudine acquisita molto tempo prima e mantenuta per lungo tempo. E cambiare un’abitudine richiede uno sforzo per uscire dalla propria zona di comfort.

A questo punto come possiamo cambiare l’abitudine di dormire in monofasico adattandoci al sonno polifasico? Con un approccio diretto per “die hard” o con gradualità, lentamente e progressivamente, in 3 steps.

Se affronti il passaggio da una modalità monofasica al polifasico, magari in una delle sue modalità più estreme (come l’Everyman o l’Uberman) potresti schiantarti (letteralmente) contro un palese insuccesso…oppure no. Vediamo quindi le 2 modalità tipiche di adattamento al sonno polifasico.

Modalità 1: Die hard

La modalità n° 1 è per veri die hard: consiste nel buttarsi a capofitto nel polifasico, passando cioè dalle 8 ore di sonno alla modalità scelta.

Pro: se ci riesci, è molto più veloce della modalità di adattamento 2.

Contro: le possibilità di fallimento sono molto elevate. Per quanto in una fase iniziale, il pruimo / secondo giorno le cose sembrano andare bene, dal terzo giorno i sintomi della privazione di sonno si fanno forti e si rischia di cedere a una dormita di 12 ore consecutive…con un sonno pazzesco e la delusione del fallimento.

Modalità 2: Graduale

La modalità 2 è la più consigliata sopratutto a chi piace dormire come il sottoscritto 🙂 e consiste in un approccio graduale che si basa sulla tecnica del flooding della zona di comfort: quando dobbiamo uscire dalla nostra zone di comfort, è più semplice farlo con la procedura del flooding, letteralmente straripando: ovvero spingendoci pian piano oltre i confini della nostra zona di comfort, un passo alla volta.

L’autore di questa modalità e Dan Boggiato, che in una serie di 3 articoli la descrive avendola provata personalmente: la riassumo qui.

Step 1

Il primo periodo può durare una settimana o più, termina quando il tuo corpo si è adattato al 100% al cambio. In questa prima fase bisogna semplicemente “regolare il tuo corpo andando a dormire sempre alla stessa ora e alzandoti sempre alla stessa ora, e dormendo cicli di 90 minuti”.
Se vai a letto alle 23:30, ti potrai alzare alle 7:00 (7,5h), alle 8:30 (9 ore) o più tardi, purchè tu dorma un numero totale di ore che sia un multiplo di 90 minuti.
In questa fase è essenziale rispettare il numero di ore e adattarsi completamente, solo dopo si potrà passare alla fase due. In generale, e vale per tutte le fasi, se un giorno dovessi sgarrare e dormire di più di un multiplo di 90 minuti, dovrai ricominciare da capo.
Un buon obiettivo potrebbe essere cercare di completare un ciclo di 21 giorni, periodo che si considera ideale per sedimentare una nuova abitudine.

Step 2

Una volta terminato l’adattamento dello step 1, inizia la fase 2, in cui scenderai al sonno bifasico, detto anche Siesta, che consiste in un core (periodo di sonno intero) di 6 ore e un nap (sonnellino) di 24 minuti.
In questa fase di nap non importa essere in grado di dormire, basta chiudere gli occhi. E’ una fase che serve sopratutto all’inizio ad addestrare il corpo a dormire immediatamente nelle fasi di nap.

Quando sarai arrivato a fare una settimana perfetta di “Siesta”, in cui ti senti benissimo (non importa quanto tempo ci voglia, anche mesi) allora potrai passare alla fase successiva.

Step 3

Dopo la siesta arriva il metodo Everyman, che consiste nel in un “core” di 4,5 ore e due nap di 24′. In questa fase è fondamentale rispettare i nap, altrimenti accumuli un debito di sonno pazzesco, che equivale, per ogni ora di ritardo sul nap, a 3-4 ore di debito di sonno.

Il rischio di saltare i nap è che il corpo a un certo punto ceda e ci si trovi (come è successo anche a me) a dormire 12 ore di fila.

Solo quando sarà passata una settimana intera in cui ti senti bene con questo metodo potrai passare all’Everyman con core a 3 ore e così via, ma senza accellerare.

Strumenti

Ok, hai deciso di provarci: ecco alcune risorse che ti possono aiutare.

Ubersleep: Nap-Based Sleep Schedules and the Polyphasic Lifestyle (English Edition)

La Bibbia del sonno polifasico: l’autrice è PureDoxyk, la stessa che ha iniziato la modalità di sonno polifasico “Uberman” e ne ha coniato il termine. Il libro, pur essendo in inglese, è l’unica risorsa al momento esistente sul sonno polifasico e contiene tecniche, testimonianze e risposte ad eventuali dubbi. Ecco il link diretto per acquistarlo:

Philips Wake Up Light

Se ti devi proprio svegliare all’alba, tanto vale farlo con una sveglia come si deve no? La Philips Wake Up Light imita la luce naturale ed è provvista di suoni naturali ed altre funzioni per stimolare un risveglio rilassato. La puoi trovare in diverse funzioni, ecco il modello base:

Conclusioni

Difficile? Forse. Lento? Pure, potrebbero volerci anche, secondo Dan Boggiato, 1 o 2 anni. Ma il guadagno è notevole, in termini di ore di tempo e di vita risparmiate.

E tu? Hai provato ad adattarti a una delle modalità di sonno polifasico? Ci sei riuscito? Parliamone nei commenti. Non dimenticare di condividere questo articolo sui tuoi social preferiti !

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